(19/9/2010)
Le cose che vive, le situazioni, le vicende, improvvise o meno, le vive coinvolta, sempre presente e a disposizione, ma le vive "recependole" a modo suo. Nel senso, quando le metabolizza, va a metabolizzare "l'effetto" che le hanno fatto, non la situazione in sè. E col tempo si convince che la cosa è andata come sente che è andata, non come è andata in realtà. Del tipo "eeh, vedi, tizio ha fatto così per quel motivo là". Hai voglia a dirle "no, mamma, guarda che poi è venuto fuori che non era per quel motivo ma per quell'altro". Ti risponde " Ah sì? Beh, però..." e resta convinta che ha ragione. Ma non per testardaggine, non perchè vuole avere ragione, ma perchè lei ha proprio percepito la cosa in quel modo, quindi quello che è successo non è il fatto reale, concreto, il "dato di fatto", ma l'effetto che questo ha avuto su di lei, con le conseguenti sensazioni che le ha lasciato. E' questo per lei il "dato di fatto".
E poi quella che non guarda in faccia la realtà sarei io.
E poi quella che non guarda in faccia la realtà sarei io.
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