lunedì 5 dicembre 2011

Quando una persona vicina

sta male, male di testa, cosa si dovrebbe fare? Non è facile capirlo. Se ha disagi, se sembra chiusa in un mondo suo, sembra stare bene solo con cose superficiali e spensierate, e ogni domanda relativa a cose più serie -specie se la riguardano direttamente- la fa scattare e chiudere ancora di più in sé, non è facile capire cosa sia più giusto fare. Vedi che rifiuta di affrontare gli aspetti più impegnativi, addirittura rifiuta di mangiare, è in uno stato ipocondriaco. Magari si convince a fare analisi varie, ma vedi che questo non l'aiuta. Mentalmente, dico. Secondo me non si dovrebbe costringerla a guardarsi dentro, a rendersi conto che non sta bene.  Chi sta bene, dovrebbe capire che è peggio per chi bene non sta essere guardato dalle persone vicine come se fosse pazzo, quando è soltanto confuso, stressato, stanco. Lo stresserebbe ulteriormente vedersi con gli occhi degli altri in uno stato che dall'esterno può apparire peggiore di quello che è in realtà. Questo potrebbe peggiorargli le cose, perchè rischia di autoconvincersi di stare male e somatizzare anche le sciocchezze. Dovrebbe invece riacquistare la lucidità che sembra non avere, ma dovrebbe farlo da solo. Io sono contraria a qualsiasi invertento, sia parapsicologico, perchè di psicologi validi ce ne sono pochissimi, spesso può aiutare più una persona magari estranea che inconsapevolmente tocca i tasti giusti, che un medico specializzato. Sia farmacologico! Per favore no. I farmaci inibiscono la mente, e chi matto non è, rischia di diventarci davvero.
Come la persona da sola è entrata su questa strada, da sola dovrebbe trovarne l'uscita. E se scopre che è un vicolo cieco, trovare la forza di fare retromarcia e tornare indietro. Chi le sta attorno, per quanto comprensibilmente preoccupato e angosciato sia, può (deve) solo restarle vicino in tutti i modi, senza darlo troppo a vedere, finchè non ne esce.

Nessun commento:

Posta un commento