(del 26/7/2010)
farmi capire. Spesso e volentieri, specialmente se si tratta di persone che non conosco, io punto ai comportamenti generali, agli atteggiamenti che vedo in giro, non riferiti ad una o più persone specifiche, ma tipi di comportamenti. Sono questi che mi colpiscono e che voglio far notare, come li noto io, per discuterne (PACIFICAMENTE, almeno nella mia intenzione). Ma eccoti là quelle che "vogliono i nomi". A che ti riferisci? A cosa ti riferisci? A niente e a nessuno in particolare, l'ho detto l'argomento, non voglio accusare nè creare casini. (cosa che non è contemplata, a quanto pare, se esprimi contrarietà su qualcosa vuoi sicuramente fare casino
). Tra l'altro, mi pare tendenza generale fare così. Il "tanto chi deve capire capisce" è la tendenza più comune che c'è in giro. Vabè. Io non ho nomi. Nomi per cosa? E dopo che vengono fatti i nomi che succede? Tra l'altro, siccome spesso mi faccio portavoce di altri che subiscono ingiustizie, non è da me farne i nomi visto che non si sono esposti in prima persona. Non voglio nè criticare nè mettere in mezzo nessuno. Per me non è "chi deve capire capisce". Il mio unico scopo è richiedere le opinioni altrui sull'argomento che ho esposto, e che ovviamente mi interessa altrimenti non mi avrebbe nemmeno colpito. Mi dispiace ma nomi non ne ho. Sono tutte persone che non conosco, quindi che ne so? Assodato che, ALMENO IO, se ce l'avessi con qualcuno in particolare di cui mi importa al punto di farglielo sapere, non mi metto a fare riferimenti vaghi o discorsi impersonali, ma VADO LA' E GLIELO DICO DIRETTAMENTE E PERSONALMENTE
.
Ora, chi vuole capire quello che ho scritto, capisce, visto che esprime esattamente il dato di fatto per quello che riguarda me. Chi non vuole capire, può tenersi le sue opinioni che sue restano, ma niente hanno a che fare con me.
PS: tra l'altro vorrei che mi si spiegasse questo. Quando si tratta di discorsi per me generici, per chi sente vaghi, fatti, secondo loro, per far capire cose a fantomatiche persone - che non conosco, quindi sarebbe una mia opinione personale, quindi cosa dovrei far capire? - (di cui, sempre secondo loro, "non si ha coraggio" di fare i nomi (salvo quando lo fanno loro, allora là i nomi non li fanno. Perchè no?), com'è che se io invece parlo di ME, quindi con vera cognizione di causa, perchè voglio far capire cose che riguardano ME, e le spiego in ogni modo comprensibile, non vengo creduta nè ascoltata, ma etichettata ancora prima che apro bocca?
Spiegatemi questo!
farmi capire. Spesso e volentieri, specialmente se si tratta di persone che non conosco, io punto ai comportamenti generali, agli atteggiamenti che vedo in giro, non riferiti ad una o più persone specifiche, ma tipi di comportamenti. Sono questi che mi colpiscono e che voglio far notare, come li noto io, per discuterne (PACIFICAMENTE, almeno nella mia intenzione). Ma eccoti là quelle che "vogliono i nomi". A che ti riferisci? A cosa ti riferisci? A niente e a nessuno in particolare, l'ho detto l'argomento, non voglio accusare nè creare casini. (cosa che non è contemplata, a quanto pare, se esprimi contrarietà su qualcosa vuoi sicuramente fare casino
). Tra l'altro, mi pare tendenza generale fare così. Il "tanto chi deve capire capisce" è la tendenza più comune che c'è in giro. Vabè. Io non ho nomi. Nomi per cosa? E dopo che vengono fatti i nomi che succede? Tra l'altro, siccome spesso mi faccio portavoce di altri che subiscono ingiustizie, non è da me farne i nomi visto che non si sono esposti in prima persona. Non voglio nè criticare nè mettere in mezzo nessuno. Per me non è "chi deve capire capisce". Il mio unico scopo è richiedere le opinioni altrui sull'argomento che ho esposto, e che ovviamente mi interessa altrimenti non mi avrebbe nemmeno colpito. Mi dispiace ma nomi non ne ho. Sono tutte persone che non conosco, quindi che ne so? Assodato che, ALMENO IO, se ce l'avessi con qualcuno in particolare di cui mi importa al punto di farglielo sapere, non mi metto a fare riferimenti vaghi o discorsi impersonali, ma VADO LA' E GLIELO DICO DIRETTAMENTE E PERSONALMENTE.
Ora, chi vuole capire quello che ho scritto, capisce, visto che esprime esattamente il dato di fatto per quello che riguarda me. Chi non vuole capire, può tenersi le sue opinioni che sue restano, ma niente hanno a che fare con me.
PS: tra l'altro vorrei che mi si spiegasse questo. Quando si tratta di discorsi per me generici, per chi sente vaghi, fatti, secondo loro, per far capire cose a fantomatiche persone - che non conosco, quindi sarebbe una mia opinione personale, quindi cosa dovrei far capire? - (di cui, sempre secondo loro, "non si ha coraggio" di fare i nomi (salvo quando lo fanno loro, allora là i nomi non li fanno. Perchè no?), com'è che se io invece parlo di ME, quindi con vera cognizione di causa, perchè voglio far capire cose che riguardano ME, e le spiego in ogni modo comprensibile, non vengo creduta nè ascoltata, ma etichettata ancora prima che apro bocca?

Spiegatemi questo!
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