(Il coraggio dell'onestà)


almeno per me. Se c'è chi dice ti voglio bene senza provarlo realmente, non vedo perchè devo pagare io, che lo dico soltanto e se lo sento dentro. Tutte le mie parole non sono che espressione di quello che sento. E per chi dice le cose tanto per dirle, sono affari suoi. Se io non provo, semplicemente non dico, non lo sento, non mi viene proprio. E non dico mai niente tanto per dire. D'accordo, siamo tutti diversi, va bene così, ed è giusto che chi non crede nelle parole ma crede solo nei fatti creda quello che ritiene giusto credere. Però scusate, ma se una persona che crede solo nei fatti ti dice che ti vuole bene, allora perchè poi trova difficoltà a dimostrare? Se crede nei fatti, come può recriminare su quello che ha dimostrato a suo modo (cioè con i fatti) dal momento che ha dimostrato qualcosa che dovrebbe essere vero? Allora che fa, non è vero? "Io non ti dico ti voglio bene, ma te lo dimostro". Va benissimo, ne sono felice. Allora perchè poi trovi problemi a dimostrarlo? Dov'è il problema a dimostrare ciò che è verità? Dimostralo a modo tuo, ovvio che è così, ma non puoi poi fare problemi su questo. Nè devi mettere in discussione il mio modo di dimostrarlo. Fatto sta che esiste gente che non dà valore alle parole, dice tanto per dire, seminando diffidenza e paura a credere negli altri. E per colpa di queste persone chi, come me, dice sempre solo quello che prova e pensa e ama sentirselo dire, è penalizzato e rientra nel "tutt'erba un fascio". E no eh. Io preferisco di gran lunga sentirmi dire "non ti voglio bene per niente" piuttosto che una finta espressione di ciò che non esiste. Per me se dici "asso" è "asso", e mi comporto in base a questo. Se poi asso non è, il problema è tuo. Che lo hai detto a fare, scusa? Dicevi quello che è e il problema è risolto. Non ho paura di un NO, ma ce l'ho di un Forse, di un Vedremo, o di un Non lo so. Ma come fai a non saperlo?
Per me essere diretti significa: penso>parlo; ho un dubbio>chiedo; provo>esprimo. Questo è essere diretti, non ci sono arzigogoli in mezzo. E non esistono giustificazioni nel dire una cosa a spreco, che sia per piacere agli altri per forza, o per quieto vivere, o per evitare o stoppare discussioni, o per paura o incapacità di essere onesti su se stessi. Non esistono per me queste cose. E non riesco a trovarmi in situazioni del genere. Nè si può nè si deve aver paura delle parole, dei confronti, e tanto meno delle emozioni. Che poi ognuno esprime a suo modo, che sia con i fatti o con le parole. E se c'è onestà, va bene sia nell'uno che nell'altro modo. Ma che ci sia onestà, che ci debba essere, è sacrosanto.
Per me essere diretti significa: penso>parlo; ho un dubbio>chiedo; provo>esprimo. Questo è essere diretti, non ci sono arzigogoli in mezzo. E non esistono giustificazioni nel dire una cosa a spreco, che sia per piacere agli altri per forza, o per quieto vivere, o per evitare o stoppare discussioni, o per paura o incapacità di essere onesti su se stessi. Non esistono per me queste cose. E non riesco a trovarmi in situazioni del genere. Nè si può nè si deve aver paura delle parole, dei confronti, e tanto meno delle emozioni. Che poi ognuno esprime a suo modo, che sia con i fatti o con le parole. E se c'è onestà, va bene sia nell'uno che nell'altro modo. Ma che ci sia onestà, che ci debba essere, è sacrosanto.
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